Sembrerebbe funzionare il cordone sanitario istituito nel Veneto con l'intento di contenere la rabbia silvestre portata da volpi infette dell'est europeo. Dopo la rapidissima avanzata di fine autunno dal Friuli e dopo le decine e decine di casi rilevati a dicembre nel Bellunese, i casi sono diminuiti tra gennaio e febbraio. Una quarantina di casi sono tuttora in fase di accertamento...
Qualche giorno fa c'è stata un'improvvisa comparsa dell'infezione fuori area rispetto all'espansione prevista, nel Trentino ai confini con Belluno e Bolzano.
Dopo quasi vent'anni di assenza dal Veneto, il ritorno della rabbia silvestre è stato affrontato con una campagna già diventata un modello su scala interregionale, hanno spiegato Franco Muttinelli del Centro Rabbia nazionale e Lebana Bonfanti dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Vaccinazioni in massa dei cani (anche se molti di quelli dei cacciatori già lo erano, visti i tour venatori all'est dove la rabbia è endemica) e dei capi di allevamento; e soprattutto trattamento delle volpi con una capillare diffusione di "bocconi vaccinati" via elicottero e via sentieri.
Fonte: il Giornale di Vicenza